Se hai il divorzio devi per forza dare tutto quello che hai al tuo ex coniuge? Ecco cosa sta succedendo e cosa dice la normativa in merito.
Le leggi sul divorzio in Italia sono state semplificate grazie al correttivo Cartabia. La procedura cumulativa consente di avviare separazione e divorzio con un’unica istanza. Questo riduce tempi e costi, evitando doppie udienze e duplicazioni documentali.
Il divorzio consensuale resta la via più rapida: i coniugi presentano un accordo congiunto. La legge prevede udienza scritta e gestione flessibile. In alternativa, è possibile ricorrere alla negoziazione assistita tra avvocati, senza passare dal tribunale.
Il divorzio giudiziale si applica quando manca l’accordo tra le parti. La riforma ha introdotto l’ascolto obbligatorio dei minori e la calendarizzazione anticipata delle udienze. Il giudice può decidere su affidamento, mantenimento e assegnazione della casa coniugale.
Dal 2023 è possibile divorziare anche davanti all’Ufficiale di Stato Civile, se non ci sono figli minori o disabili. Questa modalità è rapida e non richiede avvocati. Cosa succede quando ci sono dei redditi da lavoro maturati durante il matrimonio?
La legge sul divorzio
La riforma Cartabia ha trasformato le leggi sul divorzio in Italia. Dal 2025, è possibile presentare una domanda cumulativa, per evitare due iter distinti. La digitalizzazione dei fascicoli ha accelerato le pratiche.
Le modalità di divorzio disponibili sono consensuale, giudiziale, negoziazione assistita e divorzio all’Ufficiale di Stato Civile. Ogni opzione risponde a esigenze diverse. Il divorzio consensuale è preferito per la sua rapidità, mentre quello giudiziale è necessario in caso di conflitto. Cosa succede sul TFR?

Il caso
Secondo StudioDonne, l’ex coniuge titolare di assegno divorzile ha diritto a una quota del TFR maturato dall’altro coniuge. Il diritto alla quota del TFR si attiva solo se l’assegno divorzile è stato riconosciuto dal giudice e il beneficiario non si è risposato. La quota spettante è pari al 40% del TFR maturato durante il matrimonio, calcolata sul periodo in cui il vincolo è stato attivo.
La sentenza ha chiarito che il diritto si applica anche se il TFR è stato destinato a un fondo pensione, ma devi dimostrare che il TFR è stato maturato durante il matrimonio. Il riconoscimento non è automatico: è necessario un provvedimento giudiziario e può essere oggetto di contestazione. La Corte ha ribadito che il TFR è parte del patrimonio da considerare nella tutela dell’ex coniuge più debole dal punto di vista economico.
L’articolo Sei divorziato? Preparati a staccare gli assegni: alla tua ex non va solo lo stipendio | Migliaia di euro da versare in un’unica soluzione è stato scritto su: Business | CUENEWS.
