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    Il discorso di Lavrov fa ridere: “la guerra iniziata dagli ucraini”

    Le parole del ministro degli Esteri russo fa ridere la platea del Raisina Dialogue 2023: “la guerra iniziata dagli ucraini”

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    Durante il Raisina Dialogue 2023, il discorso di Lavrov fa ridere e fischiare gli ascoltatori. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov esponeva la posizione della Russia nei confronti della guerra in Ucraina. Il suo intervento viene però interrotto dalle risate, dai fischi e dalle urla degli altri presenti estremamente contrariati. Gli costa molto sforzo riprendere poi la parola e continuare il discorso.

    Durante il Raisina Dialogue 2023, il Ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov attribuisce la guerra al popolo ucraino: questa affermazione fa ridere e fischiare gli ascoltatori. In altri punti del suo discorso ha invece ricevuto diversi applausi, soprattutto quando incalza l’intervistatore sulle azioni militari degli Stati Uniti in Iraq, Afghanistan e altri Paesi. (Fonte: screenshot dal video diffuso in rete sull’intervento di Sergej Viktorovič Lavrov)

    Il discorso di Lavrov fa ridere il pubblico durante il Raisina Dialogue

    Il Raisina Dialogue è una conferenza che si tiene ogni anno a Nuova Delhi, capitale dell’India. Il primo incontro risale al marzo del 2016. In quell’occasione furono oltre cento i relatori provenienti da ogni parte del mondo. Il tema del primo Raisina Dialogue fu “Asia: Regional and Global Connectivity”. Mentre all’epoca si discuteva sulla connessione fisica, economica, umana e digitale dell’Asia, il Raisina Dialogue 2023 ha come tema “Provocation, Uncertainty, Turbulence: Lighthouse in the Tempest”. In questa occasione è stato possibile affrontare come argomento la guerra tra la Russia e l’Ucraina.

    Il Ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov ha pronunciato più affermazioni poco convincenti. A dirla tutta, il pubblico non ha saputo trattenere le risate e scoppiando a ridere ha manifestato chiaramente l’assurdità della tesi russa.

    Il pubblico non riesce a trattenersi dopo le accuse al popolo ucraino

    Le parole del Ministro russo appaiono fin da subito poco convincenti. Già dopo pochi istanti qualcuno rumoreggia in sottofondo. Sergej Viktorovič Lavrov sostiene che la causa della guerra non è da attribuire alla Russia ma alla NATO che continua ad aumentare la sua influenza:

    “Dovrebbero fermare l’espansione della NATO e l’invio di armi all’Ucraina con lo scopo di prepararli ad una guerra contro di noi”.

    Accusa poi i leader occidentali di desiderare una sconfitta strategica della Russia sul campo di battaglia. Il Ministro si riferisce alle considerazioni del Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg che durante la riunione del 20 gennaio 2023 a Ramstein, in Germania, invitò gli alleati ad intensificare gli aiuti in Ucraina. Per il Segretario della NATO la fine della guerra si può ottenere solo sbaragliando i militari russi e costringendoli alla ritirata. Di lì a poco il discorso di Lavrov fa ridere la sala perché incolpa il popolo ucraino di aver iniziato una guerra contro la Russia:

    “Stiamo cercando di fermare la guerra iniziata dagli ucraini”.

    A quel punto diventa davvero difficile per il Ministro russo continuare. Dovrà infatti ripetere più volte le successive parole per riottenere l’attenzione di un pubblico ormai più impegnato a deriderlo che ascoltarlo. Bisogna ad ogni modo riportare che alcuni presenti erano d’accordo con Lavrov, anche se dal video diffuso in rete non traspare. Tralasciando queste dichiarazioni, sono altre le affermazioni che hanno catturato l’interesse della platea. Ha ad esempio ricevuto molti applausi quando, durante il discorso, ha paragonato l’invasione della Russia a quelle degli USA in Iraq e Afghanistan:

    “Si è interessato in questi anni a ciò che sta accadendo in Iraq; a ciò che sta accadendo in Afghanistan?”,

    chiede Sergej Viktorovič Lavrov al suo intervistatore.

     “Lei crede che gli Stati Uniti abbiano il diritto di dichiarare una minaccia ai loro interessi nazionali, in qualsiasi luogo del mondo, come hanno fatto in Jugoslavia, in Iraq, in Libia, in Siria… e non fa loro alcuna domanda?”.

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