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    Brevetti, Italia in ritardo nelle tecnologie emergenti: cresce il peso di università e ricerca

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    L’Italia in ritardo nelle tecnologie emergenti: IA, digital e biotech. Ma cresce il peso delle Università e della ricerca: tutti i dati.

    Prima di addentrarci nel merito, diamo uno sguardo ai numeri dell’Italia in materia di intelligenza artificiale. Secondo il polo Osservatori del Politecnico di Milano, il 59% delle grandi imprese ha un progetto attivo legato all’IA.

    Tuttavia, l’Italia è ultima tra otto Paesi europei per adozione, mentre è invece ai primi posti per l’acquisto di licenze come ChatGPT o Copilot. Inoltre, a guidare il mercato sono le grandi realtà; in ritardo invece le PMI.

    Sulla base di quanto scritto anche da Alto Adige, quindi, tutta questa innovazione sembra ancora sfuggire all’Italia, che continua a mostrarsi in ritardo sia sull’applicazione dell’IA che sul fronte del digitale e del biotech.

    Entriamo quindi nel dettaglio, guardando al quadro esposto dalla quinta edizione della Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia, redatta a Roma con particolare attenzione al tema dei brevetti.

    Il quadro della relazione

    Dai dati emerge una presenza solida nei settori tradizionali, come meccanica o trasporti, ma – come già più volte evidenziato – rimane fortemente indietro nelle tecnologie emergenti, del digitale, del biotech e, soprattutto, dell’IA. A questo si aggiunge un quadro ancora più preoccupante: la fuga all’estero, sempre più marcata, delle grandi imprese. Un fenomeno che costringe il nostro Paese a dipendere da brevetti controllati da attori stranieri, ovvero da aziende o enti non italiani.

    Secondo Alto Adige, nel documento si analizzano i brevetti registrati presso l’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti in un arco di vent’anni, dal 2002 al 2022. In Europa, i Paesi che hanno dimostrato le migliori performance sono la Spagna – la quale sta investendo molto in queste tecnologie, in particolare nell’ingegneria chimica – e la Danimarca. L’Italia, invece, soprattutto nel decennio precedente, ha mostrato la crescita relativa più bassa, insieme, sorprendentemente, alla Germania; una tendenza proseguita anche nel corso dell’ultimo decennio.

    Politecnico di Milano
    Tra le prime (canva.com) -www.managementcue.it

    Altri dati di confronto

    In termini di brevetti pro capite, la Svizzera si conferma regina, seguita da Svezia e Danimarca. Secondo i dati internazionali, è emerso come l’Italia si sia specializzata soprattutto in ambiti in cui l’attività innovativa globale è meno intensa e meno ricercata. Come già osservato, la forza produttiva e industriale italiana si regge ancora su basi forse troppo tradizionali: i settori più forti restano quelli dell’imballaggio e del trasporto, mentre è trascurata la presenza di innovazione nei comparti a rapido sviluppo, in particolare nel digitale.

    Inutile dire che il quadro generale non pone certamente l’Italia in una posizione favorevole. Tuttavia, gli autori della relazione – come evidenzia Alto Adige – hanno segnalato anche un dato positivo: università e centri di ricerca hanno assunto un ruolo sempre più centrale nell’attività brevettuale. Questo ci fa intendere che il prossimo passo di crescita potrebbe arrivare proprio da qui; in particolare, proprio il Politecnico di Milano risulta essere l’istituzione accademica con il maggior numero di brevetti registrati negli Stati Uniti, seguito dalla Sapienza di Roma, dall’Università di Bologna e da quella di Bari.

    L’articolo Brevetti, Italia in ritardo nelle tecnologie emergenti: cresce il peso di università e ricerca è stato scritto su: Business | CUENEWS.

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