News

News

lunedì
20 Aprile
More

    Perché al supermercato i prodotti più costosi sono sempre all’altezza degli occhi?

    Pubblicato in:

    In alcuni supermercati, sembra che i prodotti più costosi siano posti nei ripiani alti dei supermercati. La risposta non è affatto scontata!

    Ci sono scelte d’acquisto che sembrano ovvie: il prezzo, la disponibilità, il bisogno del momento, magari anche la fiducia in un marchio conosciuto. Eppure, a volte, la spiegazione è meno “semplice” di quanto si creda. 

    Qui entra in gioco il neuromarketing, o se vogliamo usare il termine più tecnico, la “consumer neuroscience”. Come riportato da un articolo pubblicato sul blog dell’Harvard DCE, si tratta di un’area di ricerca che unisce biologia e studio dell’attività cerebrale per prevedere e, in certi casi, influenzare – il comportamento dei consumatori.

    L’origine del concetto risale ai primi anni 2000, ma le sue radici affondano negli anni ’90, quando strumenti come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) hanno iniziato a essere accessibili anche per studi non strettamente medici. Da lì, si è aperta la possibilità di osservare, quasi in diretta, come il cervello reagisce a uno stimolo: un’immagine pubblicitaria, una confezione, un sapore.

    Quello che affascina del neuromarketing è che non si limita a ciò che le persone dicono. Con tecniche come la misurazione delle espressioni facciali, dei movimenti oculari, della dilatazione pupillare o del battito cardiaco, si ottiene un quadro più sincero delle reazioni. Ed è proprio in queste risposte “non filtrate” che i professionisti del marketing cercano indizi per capire cosa davvero spinge a comprare.

    Una strategia…vincente

    Gli studi di neuromarketing hanno messo in luce esempi curiosi. In un test famoso, ai partecipanti venivano dati Coca-Cola e Pepsi mentre erano in una fMRI. Senza sapere quale bevanda stessero assaggiando, il cervello reagiva in modo simile. Ma appena il marchio diventava visibile, si attivavano aree legate alle emozioni e ai ricordi: la percezione cambiava. Un altro esperimento, come riportato da Harvard DCE, prevedeva tre vini con etichette e prezzi diversi, ma identico contenuto: le scansioni mostravano una preferenza netta per quello “più costoso”.

    Il vantaggio per chi lavora nel marketing è evidente: se si può capire quale stimolo scatena una risposta positiva, si può modellare il prodotto, il prezzo o la campagna per ottenere quell’effetto. Diversamente da sondaggi o focus group, dove interviene la componente sociale o il desiderio di dare “la risposta giusta”, qui la reazione è diretta e difficilmente falsificabile.

    Illustrazione di un signore al supermercato (Canva FOTO) - managementcue.it
    Illustrazione di un signore al supermercato (Canva FOTO) – managementcue.it

    Applicazioni pratiche e casi reali

    Oggi le aziende usano il neuromarketing per attività che vanno dal test di annunci pubblicitari alla progettazione del packaging. Le scansioni cerebrali o il tracciamento oculare possono rivelare quale messaggio, colore o disposizione grafica cattura l’attenzione. Lo stesso approccio è impiegato per ottimizzare siti web e app, per decidere se e come fare un rebranding o per migliorare il tasso di conversione, considerando che circa il 95% delle decisioni avviene in modo inconscio.

    Quindi, in parole povere, il nostro sguardo è rivolto direttamente al prodotto che, in un modo o nell’altro, “merita attenzione”, aumentando la probabilità che venga notato. E’ un modo indiretto di comunicazione, indicando un prodotto di rilievo o di qualità superiore. E permette anche di scegliere in modo più semplice quello che si vede subito. Ma potrebbe anche essere una strategia inversa, cioè vedere un prezzo così alto influenzerebbe la percezione dei prezzi successivi, massimizzando la vendita di prodotti di alto valore.

    L’articolo Perché al supermercato i prodotti più costosi sono sempre all’altezza degli occhi? è stato scritto su: Business | CUENEWS.

    Seguici su

    Ultim'ora

    Altri articoli

    Alluminio ai massimi da quattro anni dopo il crollo...

    I prezzi dell’alluminio hanno toccato i massimi degli ultimi quattro anni sul London Metal Exchange dopo il...

    BrainArt al centro dell’innovazione identitaria al Power Summit 2026

    Neuroscienze e personal branding si incontrano in un’esperienza immersiva dedicata ai professionisti del futuro. Il prossimo 17 aprile,...

    Come l’intelligenza artificiale valuta le persone: logiche nascoste, bias...

    Un’analisi su come i sistemi di intelligenza artificiale costruiscono giudizi sugli individui, tra fiducia algoritmica, bias sistemici...

    BrainArt: come progettare l’esperienza tra spazio, tecnologia e flessibilità

    Soluzioni pratiche e adattabili per integrare l’arte neurale in qualsiasi contesto evento. Quando si parla di installazioni esperienziali,...

    Un miliardo di fatturato, nessun dipendente: perché il one-person...

    Negli Stati Uniti ci sono oggi 29,8 milioni di aziende senza dipendenti, che nel 2022 hanno generato...

    Innovazione e neuroscienze: la visione dietro BrainArt

    Dalla ricerca scientifica alle applicazioni reali: il ruolo di Vibre nello sviluppo di esperienze neurali avanzate. Dietro BrainArt si...