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    NUOVA LEGGE APPROVATA, se giri in strada così ti carcerano: siamo pronti allo stato di polizia | È tutto vero

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    Dal 5 giugno anche sedersi in strada può costarti il carcere: stretta del nuovo Decreto Sicurezza. Scopri cosa rischi.

    Nei centri storici e lungo le arterie principali delle città italiane, le immagini di attivisti seduti in silenzio sull’asfalto sono ormai familiari. Manifestazioni pacifiche, simboliche, che mirano a dare voce a cause ambientali, sociali o civili. Ma qualcosa, da oggi, è radicalmente cambiato.

    La scena di un giovane che si siede davanti a un treno o di un gruppo che blocca un viale per pochi minuti in nome di una protesta, non sarà più soltanto materia di cronaca o dibattito. Potrebbe diventare un caso giudiziario. A fare la differenza, è la nuova normativa approvata pochi giorni fa.

    In molti si chiedono se il diritto a manifestare, previsto dall’articolo 17 della Costituzione, sia davvero al sicuro. Il testo dice che le manifestazioni pacifiche sono legittime, ma aggiunge anche che l’autorità può vietarle per ragioni di sicurezza. È proprio in questa zona grigia che si inserisce l’intervento legislativo più discusso dell’anno.

    L’impressione di trovarsi davanti a una stretta repressiva si rafforza con le dichiarazioni incrociate: da un lato il governo parla di tutela dell’ordine, dall’altro le opposizioni accusano una deriva da stato di polizia. L’equilibrio tra libertà civili e sicurezza pubblica è diventato di colpo un terreno incandescente.

    Nuove regole e pene più dure per chi blocca strade o ferrovie

    Dal 5 giugno 2025, bloccare anche in modo pacifico una strada o una ferrovia è ufficialmente un reato. Con l’approvazione del nuovo Decreto Sicurezza (D.L. n. 48/2025), convertito in legge dal Senato, chiunque si sieda o si sdrai sull’asfalto rischia fino a 30 giorni di carcere o una multa fino a 300 euro. Ma se a manifestare sono più persone, la pena può arrivare a due anni di reclusione.

    Come spiega il portale giuridico Brocardi, fino a pochi giorni fa queste azioni erano considerate illeciti amministrativi: al massimo una multa, nessuna conseguenza penale. Ora, però, anche la resistenza passiva non violenta è penalmente rilevante. Sedersi sulla carreggiata per protestare non è più simbolico: è perseguibile.

    Reato
    Reato lampeggianti della polizia illustrazione (Canva foto) – managementcue.it

    La legge colpisce anche le proteste contro grandi opere pubbliche

    Il nuovo testo introduce aggravanti per chi si oppone alla realizzazione di infrastrutture strategiche. In particolare, chi ostacola cantieri come quello dell’Alta Velocità o del Ponte sullo Stretto potrebbe incorrere in pene più severe, specie se vengono rivolte minacce a pubblici ufficiali coinvolti nei lavori.

    La norma si applica anche a comportamenti non violenti e collettivi, accendendo il dibattito sui limiti del diritto di manifestazione. Chi protesta con il solo corpo, senza armi né aggressività, può oggi essere trattato come un criminale. Una svolta che fa discutere giuristi, cittadini e attivisti.

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