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21 Luglio
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    Draghi: centrali a carbone per fronteggiare la crisi energetica

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    “Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone per colmare eventuali mancanze nell’immediato. Il governo è pronto a intervenire per calmierare ulteriormente il prezzo dell’energia, ove questo fosse necessario.”
    Lo ha detto il presidente del consiglio Mario Draghi nell’informativa alla Camera sul conflitto tra Russia e Ucraina.

    Le vicende accadute in questi ultimi giorni hanno destato molta preoccupazione nell’ambito energetico. Si sta evidenziando la forte vulnerabilità e dipendenza del sistema elettrico italiano dalle fonti energetiche presenti nei paesi esteri. Infatti, dalla Russia importiamo circa il 45% del gas naturale, il quale rappresenta un aumento del 27% di 10 anni fa. Di conseguenza, il governo ha proposto delle soluzioni, tra cui il ricorso alle centrali a carbone sulla via di un phase out.

    Alternativa all’import del gas naturale

    Il presidente del consiglio Draghi ha proposto la riapertura delle sette centrali a carbone presenti in Italia. Cinque centrali a carbone sono gestite da Enel energia, una da A2A, che è il gruppo di produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica con sede a Milano, e un’altra centrale a carbone appartenente al gruppo energetico ceco EPH. Queste sono situate a:

    • La Spezia, in Liguria;
    • Fiume Santo e Portoscuro, in Sardegna;
    • Fusina, nel Veneto;
    • Monfalcone, in Friuli-Venezia Giulia;
    • Torrevaldaliga, nel Lazio;
    • Brindisi, in Puglia.

    Secondo il Piano nazionale per l’energia e il clima (PNIEC) le centrali a carbone dovranno essere dismesse o convertite entro la fine del 2025. Nonostante  le centrali a carbone di La Spezia e di Monfalcone fossero state già avviate al fase out, sono state riattivate per pochi giorni già lo scorso dicembre per fronteggiare l’impennata di domanda energetica e il blocco di quattro centrali nucleari francesi.

    Mappa italiana delle centrali a carbone

    Centrale termoelettrica a carbone

    La centrale termoelettrica a carbone è un impianto industriale che converte l’energia chimica del carbone in energia elettrica. In queste centrali i principali cicli utilizzati sono il ciclo Rankine e il ciclo Brayton-Joule. Questi impianti sono costituiti da:

    • una caldaia o un generatore di vapore: è un componente metallico alto 50 m in cui si trovano i fasci tubieri a serpentina. I fasci tubieri contengono acqua che vaporizza e surriscalda.
    • sala macchine: edificio in cui si trova un gruppo turbina-alternatore.
    • percorso dei fumi: percorso in cui si abbattono gli agenti inquinanti.
    Funzionamento di una centrale termoelettrica a vapore

    Il carbone

    Oggigiorno poco più del 4.9% dell’elettricità usata in Italia è prodotta dal carbone. Il carbone è una fonte facilmente reperibile e con un’immediata messa in servizio e un’alta resa energetica, però, è il combustibile più inquinanteTale combustibile è altamente inquinante perché emette nell’aria anidride solforosa, ossidi di azoto e polveri sottili. Oltretutto è un combustibile che contiene arsenico, mercurio, uranio e altri isotopi radioattivi naturali che rilasciati nell’ambiente contaminano l’atmosfera. Infatti, le emissioni di CO2 da carbone sono superiori al 30% delle emissioni prodotte dal petrolio e al 70% delle emissioni prodotte dal gas naturale.
    Infine, la manodopera richiesta dalle centrali a carbone è maggiore rispetto a quella richiesta dalle centrali a gas impieganti gasdotti. Il carbone, infatti, deve essere trasportato via nave, scaricato e poi movimentato nelle centrali.

    Le fonti rinnovabili non sono sufficienti

    Gli impianti di produzione da fonti rinnovabili sono necessari ma non sufficienti per sostenere il sistema elettrico italiano e soddisfare la domanda energetica. In effetti, il sistema elettrico italiano ha ancora bisogno del supporto delle fonti fossili per provvedere alle fluttuazioni del carico residuo e alle congestioni delle linee elettriche. In aggiunta, l’utilizzo di masse rotanti costituenti gli impianti di produzione da fonti fossili è fondamentale per un sistema elettrico resiliente. Infatti, le masse rotanti  generano inerzia elettrica in grado di opporsi agli sbilanciamenti di frequenza ed evitare possibili blackout elettrici.

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