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    La minaccia nucleare del sottomarino russo e il probabile intervento USA

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    In questi giorni il mondo intero teme per la minaccia nucleare del sottomarino russo. Il battello K-329 Belgorod si accinge a testare i siluri Poseidon, armi nucleari inarrestabili per le quali non esistono attualmente difese. Quanto sta accadendo impone alle nazioni di prendere seriamente in considerazione un attacco nucleare ai danni dell’Ucraina. Vladimir Putin è all’angolo, incapace di ottenere una vittoria con armi convenzionali; continua a perdere consenso: cosa lo tratterrà quando non avrà più da perdere?

    La minaccia nucleare del sottomarino russo: 6 siluri da 2 megatoni

    La minaccia nucleare del sottomarino russo mette in allerta in primis la NATO. L’intelligence dell’alleanza già monitorava il battello K-329 Belgorod che si accinge a testare i siluri Poseidon, nome in codice “Status-6”.  Il sottomarino K-329 Belgorod fu varato il 23 aprile 2019: con una lunghezza pari a 184 metri nasce come incrociatore lanciamissili sottomarino. Può navigare immerso per 120 giorni senza necessità di tornare in superficie; estremamente silenzioso con sistemi all’avanguardia è tra le armi più temibili a disposizione della Russia. Il K-329 Belgorod è già di per sé pericolosissimo ma ora ciò che più spaventa non sono le sue prestazioni straordinarie quanto il suo carico.

    La minaccia nucleare del sottomarino russo è lampante poiché esso trasporta 6 siluri UUV. Questi sono i Poseidon, testate nucleari con una gittata massima di diecimila chilometri. Il siluro Poseidon raggiunge gli obiettivi silenziosamente, risulta così assai complicato da rilevare e dunque correre ai ripari prima della catastrofe. Qualora esplodesse nei pressi di una costa, travolgerebbe intere città con uno tsunami radioattivo. H.I. Sutton, seguitissimo autore di defense analysis, rivelò dati segreti riguardanti il Poseidon. Il siluro è lungo 24 metri ed ha una testata pari a due megatoni: una potenza impressionante considerando che le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki probabilmente neanche superavano i 20 chilotoni!  

    La minaccia nucleare del sottomarino russo cambia tutto

    Durante questa terribile guerra abbiamo già ipotizzato l’impiego di armi nucleari, tuttavia con un certo scetticismo. I test del K-329 Belgorod cambiano tutto e sempre più esperti invitano a prendere seriamente in considerazione un plausibile attacco nucleare da parte della Russia. Vlad Mykhnenko, professore di Oxford, ad esempio, parla di una probabile reazione USA e dunque una vera e propria dichiarazione di guerra. Gli Stati Uniti potrebbero attaccare obiettivi sensibili come la flotta nel Mar Nero oppure sabotare infrastrutture chiave come la rete elettrica. La minaccia nucleare del sottomarino russo va presa seriamente e senza indugi:

    “Per preparare un’azione del genere ci vuole tempo. L’intelligence occidentale dovrebbe rendersene conto con abbastanza anticipo”.

    La maggior parte degli studiosi concordano sul bassissimo rischio di una guerra nucleare dato che già adesso Putin rischia il colpo di stato. Detto questo è anche vero però che il Presidente della Russia continua a perdere consensi ed è in balia degli eventi. L’ex ghostwriter di Putin, Abbas Gallyamov, sostiene che il Presidente non riuscirà a frenare le proteste ecco perché si gioca tutto con questa guerra: una sconfitta in Ucraina vuol dire perdere tutto e andare in carcere. L’attacco nucleare è quindi l’ultima chance a sua disposizione; per Abbas Gallyamov l’unica possibile soluzione è un golpe.

    In questi giorni il mondo intero teme per la minaccia nucleare del sottomarino russo. Il battello K-329 Belgorod si accinge a testare i siluri Poseidon, armi nucleari inarrestabili per le quali non esistono attualmente difese. Quanto sta accadendo impone alle nazioni di prendere seriamente in considerazione un attacco nucleare ai danni dell’Ucraina. Vladimir Putin è all’angolo, incapace di ottenere una vittoria con armi convenzionali; continua a perdere consenso: cosa lo tratterrà quando non avrà più da perdere?
    (photo: Wikimedia Commons – CC By 4.0 – Andrei Luzik, Ministero russo della Difesa)

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